SECONDA GIORNATA Idee, contraddizioni, cooperative, Multiservizi. Dalla teoria degli Stati generali alla speranza di concretezza

Seconda e ultima giornata degli Stati generali dei servizi sociali promossi dall’assessore Nino Mantineo. Sul tavolo contributi e percorsi da intraprendere, la certezza che non bisogna più parlare solo di servizi sociali ma di welfare e qualche voce critica. Adesso si dovrà però iniziare a tradurre tutto in azioni concrete.

Nella prima giornata l’idea di un Pattoper la città di Messina per costruire benessere attraverso una rete di alleanze tra Istituzioni, enti, mondo delle associazioni e delle cooperative .  Ieri il tentativo di dare concretezza a questo patto, di riempire di significato un momento che altrimenti resterà solo un bel convegno pieno di tante parole e pochi fatti. Gli Stati generali dei servizi sociali promossi dall’assessore Nino Mantineo alla fine si sono chiusi con una certezza: inutile continuare a parlare di servizi sociali come un settore chiuso e avulso da tutto il resto ed iniziare a ragionare in ottica di welare, di benessere complessivo del cittadino e della collettività, di politiche integrate e di rinnovamento dei servizi. Le considerazioni che questi Stati generali lasciano dovranno rappresentare la base su cui iniziare aricostruire l’intero sistema socio-assistenziale, una presa di coscienza che forse doveva arrivare prima e non due anni dopo l’inizio dell’amministrazione Accorinti, ma che comunque oggi non lascia più alibi alla mancanza di azione e programmazione. Dalla discussione che ieri ha chiuso questi due giorni di incontri è emerso che i binari su cui si muoveranno i servizi sociali comunali sono due: da un lato l’idea di quella Multiservizi in cui dovrebbe confluire anche la gestione diretta dei servizi sociali, dall’altro ilcontinuo dialogo e confronto con il mondo del terzo settore che dovrà essere sempre protagonista di questo rinnovamento che, almeno nelle intenzioni, tutti vogliono provare ad avviare. Per l’assessore Mantineo i presupposti da cui partire alla luce degli Stati generali sono tanti: costituire un tavolo di concertazione che diventi metodo costante di progettazione e che assegni a ognuno precise responsabilità; istituire unosservatorio permanente che possa monitorare con costanza e continuità l’andamento dei servizi, i bisogni del territorio, le domande dell’utenza che cambiano e si evolvono; creare unacabina di regia comunale, chiesta da tutti durante questi due giorni di incontri, ma anche un gruppo interassessoriale che metta insieme i vari esponenti della Giunta, com’è accaduto al Palacultura, per lavorare su quella visione condivisa di welfare che è diventato principio basilare da cui partire; puntare sui territori e ridare dignità alle periferie. Gli strumenti per realizzare questi obiettivi saranno intanto l’ufficio comunale del servizio sociale e poi un ufficio distrettuale nell’ottica della città metropolitana. “Ridefinire le politiche pubbliche significa porre al centro la persona, e non i disagi, i servizi o l’ente. Al Comune resterà il compito di fornire le prime risposte, ma chi deciderà di stare dentro al patto dovrà fare la propria parte.  La società Multiservizi come modello gestionale è ancora un cantiere aperto ma crediamo che ci potrà essere spazio di azione per tutti, anche per le cooperative che non vogliamo eliminare perché, come dimostrato anche dai contributi dati agli Stati generali, sono risorse da non sprecare” ha dichiarato l’assessore Mantineo.

Queste due giornate di studio lasciano indiscutibilmente molti spunti di riflessione, hanno messo in luce criticità che da tempo sono sotto gli occhi di tutti, hanno fatto emergere contraddizioni ancora da superare e dunque adesso dovrà iniziare la vera fase di azione altrimenti si rivelerà tutto inutile. Per tutti la prospettiva non può che essere di lungo respiro perché si tratta di processi lenti, ma le basi per iniziare a concretizzare qualcosa sono state messe sul tavolo. Il primo banco di prova sarà tra pochi mesi, quando si dovrà ricominciare a discutere degli affidamenti dei servizi comunali che al momento sono stati assegnati con bandi annuali. Guardando avanti si dovranno focalizzare nel dettaglio tutti gli ambiti di intervento, in questi due giorni poco dibattuti perché il confronto si è basato soprattutto su temi generali. E si dovrà scongiurare il rischio di parlarsi tra pochi intimi, come è accaduto ieri al Palacultura dove è mancata la platea, perché la tematica è molto ampia e l’utenza di riferimento diventa l’intera città, soprattutto se ci si vuole concentrare su un’idea più generale di welfare.

Un orizzonte più ampio che ha coinvolto anche gli assessori Sebastiano Pino, Gaetano Cacciola, Patrizia Panarello e Daniele Ialacqua che, ognuno per il proprio ambito di competenza, vogliono essere in prima linea e attuare tutte le politiche del welfare che possono migliorare la qualità della vita dei cittadini sotto tanti aspetti.

GLI INTERVENTI

Pino ha parlato di risanamento e delle nuove tipologie di povertà a cui bisogna iniziare a dare risposte, magari iniziando a sfruttare i fondi Pon metro che possono rappresentare un ottimo strumento per superare le emergenze. Cacciola ha puntato l’attenzione sulla mobilitàe sulla necessità di reinventare il concetto di mobilità sostenibile mettendo al centro il pedone, continuando a lottare contro quelle resistenze che sorgono a ogni tentativo di cambiamento. La Panarello, nonostante quel certificato medico che le consiglia un periodo di riposo dopo l’assalto degli ambulanti e che ha fatto discutere nei giorni scorsi, non ha mancato l’appuntamento con gli Stati generali e ha incentrato il suo intervento sul tema dell’educazione come unica via per formare cittadini capaci di prendere domani in mano le redini della città. E poi l’affondo più duro dell’assessore Ialacqua che ha criticato il fallimento del sistema della cooperazione che a Messina negli anni si è macchiato di logiche clientelari e interessi di profitto. Per Ialacqua si dovrebbe chiudere definitivamente il capitolo cooperative, non solo nel sociale ma anche in tutti quei servizi legati a pulizia e manutenzioni, e dunque sì alla Multiservizi pensata da questa amministrazione per la riorganizzazione dei servizi oggi gestiti dalle partecipate. E uno sguardo anche ai beni comuni per creare una cittadinanza attiva e responsabile.

Di Multiservizi ha parlato il segretario/direttore generale Antonio Le Donne, padre di questa grande operazione che dovrebbe abbracciare anche il settore dei servizi sociali. La formula è ancora da definire e sarà oggetto di dibattito nei prossimi mesi, anche alla luce delle valutazioni fatte in questi Stati generali che hanno visto anche le cooperative in prima linea, nonostante la multi società a cui punta l’amministrazione Accorinti dovrebbe portare lavoro e servizi all’interno, chiudendo un’era in cui il sociale è stato nelle mani del mondo della cooperazione.  Per Le Donne bisogna partire dalle difficoltà che attanagliano il settore dei servizi sociali, da quella frammentazione nell’erogazione e da una struttura vetusta che non rispondono più a connotati di modernità. “Preferisco costruire il bene piuttosto che vagheggiare l’ottimo e da qui è nata una proposta alternativa alla situazione attuale. La governance dei servizi sociali deve camminare su due gambe, una fornita dal comune, l’altra dal soggetto erogatore dei servizi. Il comune deve studiare, progettare, pianificare, regolamentare, assegnare, disciplinare, controllare. La seconda gamba eroga materialmente il servizio attraverso protocolli monitorati e controllo della qualità. Diversamente avremo un andamento zoppo e servizi che crollano. La seconda gamba è quella che abbiamo chiamato Messina Multiservizi”.

Agli amministratori toccheranno le scelte politiche e di azione, sembrano però non esserci dubbi sul fatto che l’obiettivo a cui puntare è uno sviluppo di comunità che crei benessere per l’individuo e dunque per la collettività. Lo ha spiegato Antonina Santisi, psicologa dell’Asp di Messina, che ha parlato di benessere e salute e della necessità di un processo che migliori la qualità della vita di chi sta dentro la comunità, offrendogli condizioni e strumenti. “Una comunità può dirsi competente quando ha un repertorio di possibilità e alternative, quando sa dove e come ottenere risorse, quando chiede di essere autonoma. Per questo il ragionamento non è riconducibile ad un ambito circoscritto, ma deve transitare verso una visione multi settoriale. Alle amministrazioni locali tocca il compito di programmare benessere attraverso l’integrazione di tutte le politiche. L’obiettivo finale dev’esserel’erogazione di benessere e non di servizi, individuare i bisogni delle persone, migliorare la struttura organizzativa, fare rete, utilizzare le risorse con oculatezza, verificare sempre i risultati”. Per fare tutto questo però ogni cittadino dovrà sentire possibile il cambiamento e vedere questa possibilità negli occhi degli altri. Dunque un appello agli amministratori: “Siate credibili”.

LE VOCI CRITICHE

Speranze, prospettive, impegni. A riportare tutti con i piedi per terra ci ha pensato però l’intervento duro e lucido di Paolo Amenta, vice presidente dell’Anci Sicilia: “Quando si parla di welfare di comunità, nuovo modello di sviluppo, benessere e qualità della vita dobbiamo capire qual è la cornice, altrimenti diventa solo un esercizio di stile, teoria senza concretezza. Siamo una Regione che in questo momento ha indicatori più drammatici della Grecia. Siamo un territorio senza depuratori, senza un piano di gestione dei rifiuti, un territorio in cui l’acqua è una risorsa scarsa e queste dovrebbero essere le pre-condizioni per parlare di benessere. Il nostro Pil è prodotto da buste paga pubbliche, non abbiamo produzione di ricchezza, quindi come pensare di avere le risorse per costruire welfare di comunità? Siamo una regione che non riesce a spendere i fondi Pac per carenze negli uffici, intoppi amministrativi, superficialità. Non abbiamo nessuna strategia, la Sicilia è un aereo senza pilota. Ma l’alternativa possiamo darla noi come Comuni perché il territorio è pronto a mettersi al centro. Dobbiamo combattere per ottenere che le risorse della Comunità europea siano a disposizione diretta dei Comuni, anche se prima bisogna dotarsi di strumenti professionalmente all’altezza per programmare, progettare, saper spendere ed essere in grado di parlare con Bruxelles”. Amenta è stato l’unico, in queste due giornate, a parlare anche di immigrazione, di un’accoglienza che in Sicilia è miseramente fallita, di Sprar, minori e opportunità che questo territorio, con il suo 65% di disoccupazione giovanile, non può dare a chi arriva a bordo dei barconi. “Iniziamo a dirci la verità e ripartiamo dalle pre-condizioni perché altrimenti non potrà nascere nessun modello di welfare”.

Tra le voci critiche anche quella della Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza Maria Baronello, che in questi mesi non ha mai risparmiato dure contestazioni alla gestione dei servizi sociali targati Mantineo. La garante ha focalizzato il suo intervento sulla scarsezza dei servizi che il Comune eroga nel campo dell’infanzia, sul divario tra l’assistenza anziani che assiste 1400 utenti e la presenza di tre soli asili nido comunali. “Abbiamo risposte standardizzate, non c’è diversificazione dell’offerta. Per superare questo stallo bisognamettere allo stesso tavolo il piano tecnico e quello politico perché la complessità della materia obbliga a valutazioni variegate. I fenomeni si spostano, si evolvono. Da vent’anni si parla di welfare di comunità ma guardiamo a noi, dalle circoscrizioni che in questo settore non ci sono, al dipartimento che riesce a coprire tutte le esigenze. Il comune deve assumersi la responsabilità di superare queste criticità ed essere la cabina di regia della sinergia con il privato”.

Inaspettatamente critica anche Maria Lucia Serio, presidente della Consulta delle organizzazioni, che senza peli sulla lingua ha parlato dell’atteggiamento di chiusura degli uffici che vedono questo organismo come un corpo esterno e della scarsa interlocuzione con la Giunta Accorinti. “Auspichiamo che l’amministrazione costituisca un osservatorio permanente con tutti gli enti e le organizzazioni per conoscere la domanda sociale, ma è necessaria anche una nuova governance attraverso modalità che non sviliscano la cooperazione, che non producano gare al massimo ribasso che penalizzano i cittadini. Bisogna trovare nuove forme di affidamento di gestione, superare le gare e pensare a bandi che tengano conto dei budget senza andare a tagliare quando i servizi sono già in corsa”. Dalla consulta anche perplessità sulla Multiservizi e sulla reale capacità che questa nuova forma di gestione avrà nel garantire la qualità delle risorse umane, la riqualificazione continua degli operatori, la valutazione dei servizi in termini di efficacia ed efficienza, la totale copertura dei bisogni sociali.

Non le ha mandate a dire neanche Maria Celeste Celi, presidente del Cirs che ha esordito puntualizzando che sarebbe stato bello se questi Stati generali fossero stati fatti due anni fa. Dunque un appello agli amministratori: “I tempi della burocrazia sono troppo lenti e non ci consentono di operare, questo è il primo passo per trasformare questa bellissima teoria di cui abbiamo parlato in pratica. Lasciamo alle associazioni la possibilità di agire in fiducia, legalità e funzioni. Convochiamo tutte le associazioni e recuperiamo la credibilità che non abbiamo più”.

A difendere le cooperative Tino Cundari di Confcoperativa e presidente della coop Cas eGianni Ammendolia, presidente di Azione Sociale. Entrambi hanno provato a gettare una luce positiva sull’operato delle cooperative facendo rilevare come troppo spesso gli appalti penalizzino attività e professionalità. “Ci troviamo ad essere agenzie interinali” ha dichiarato Cundari, a fargli da eco Ammendolia che ha contestato il momento in cui, intorno al 2001, è cambiato il paradigma dei servizi sociali ed è stato messo al centro il lavoratore e non più l’utente”.

Francesca Stornante

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